Head up

Qua mi vogliono ammazzare.

Sono dal parrucchiere in cerca di stabilizzazione emotiva a base di pensieri inutili tipo la nuance di colore da fare a questi capelli che non sembrano più i miei. Ma niente del mio corpo sembra più il mio. Ho perso vari chili, varie taglie, davanti allo specchio ancora spendo tempo a capire chi c’è là davanti a me. Toccandomi trovo cose che non conosco. Vedendomi di striscio ancora mi serve rimettere a fuoco l’immagine che vedo.
Io arrivo così stanca oggi, stanca delle mie contorsioni. L’urgenza di coprire la ricrescita dei miei capelli prematuramente imbiancati, tra genetica e avvenimenti.
Ho portato il mio libro. Molto poco da parrucchiere tra l’altro. Decidendo
il colore tengo il tempo della musica.
Resto sola, leggo il libro, tengo il tempo. Tengo il tempo, pezzo dopo pezzo. Tengo il tempo, canticchio. Tengo il tempo, canticchio e non riesco a leggere. Le chitarrine, la batteriola, il bassone, la voce a citofono. Incantevole. Il respiro accelera. La voce di Paul Banks e pezzi di testo mi portano quasi alle lacrime.
Mi guardo nello specchio. Nemmeno il viso è ancora proprio familiare. Senza carne sono quasi tutta naso e occhi. Che, dico, vada per gli occhi…ma. Vabbè.
Sono più secca, sono segnata. I chili in meno. Gli anni?! Chissà.

Meno sonno.
Quello conta. Pensano sempre tutti a quello. Solo il sonno
in meno. Ahhh sarai stanca. Si, ma non solo per quello che credete voi.

Gli Interpol. Ma proprio oggi? Con questo peso di essermi messa a guardarmi con il bisturi.
Capisco solo mentre sono ricoperta di brividi insensati che non sto più ascoltando la mia musica. Non sono ancora suoni giusti per Lei. Non tutti. Mi piace arrivare per gradi laddove Lei vuole.
Non ancora. Troppi suoni. Troppo sporchi. O comunque, solo ogni tanto. Lei ha un bell’orecchio e sta esplorando la musica coi tempi di chi deve codificare ancora quelli innaturali.
Io sono una creatura di suono distorto. La musica mia m’ha salvato la vita. Tante volte.
Solo oggi sento il cuore partire e sgrano gli occhi e mi guardo quasi con imbarazzo: ma davvero? Davvero sto per piangere perché è troppo tempo che non ascolto gli Interpol?! Mio Dio.
Ma.
Perché non mi faccio fischiare le orecchie? Perché non ballo fortissimo? Perché non urlo?
Perché mi dimentico.

Mai dimenticare di fare le cose che ci salvano la vita.
Non è tempo di riposare, nemmeno adesso. Non c’è riposo. Sempre a chiedersi altro. Sempre ad esplorare altro. Sempre a darsi tutti completamente al nuovo passaggio iniziatico.
Sia fatta la tua volontà.
Ita est.
Amen.

Ma mai dimenticare.
Soprattutto, mai dimenticare di avere bisogno del rock n roll.

Alla fine ho i capelli più corti che io abbia mai portato.
Ho sempre pensato di dover tenere molto volume in testa per equilibrare quello di sotto. Troppo grossa io per avere testa scarna. Ho sempre pensato che i miei ricci fossero la sola cosa bellissima del mio corpo. Adesso loro battono in ritirata. Insieme al mio seno bello. E mi lasciano a cercare altro.
Così me ne torno a casa corta corta. E un po’ riccia anche, giusto oggi si sono riarricciati, prima di tagliare. Bah.
Me ne torno e mi sento i Deftones facendo ripartire la prima traccia a ripetizione prima che 0:00:00 diventi 0:00:01. Quella lì. Per ridere di quando lo facevo da piccola. A dirmi ancora, ancora come i bambini. E per fare come tornare a casa e vedere quanto è bella quando è da un po’ che non te ne accorgi.

Che c’entra tutto questo con Lei?
C’entra tutto perché per insegnare ad essere felici ci vuole una bestia di mamma Felice.
La felicità, come la libertà, è una forma di disciplina.

When you walk into this world
Walk into this world with your head up

Headupheadupheadupheadupheadup

Un pensiero su &Idquo;Head up

  1. oggi ti rileggevo, sperando di ritrovarti qui. una speranza egoistica, lo ammetto. so che non continuare questo blog (almeno quando me ne parlasti) era la cosa giusta da fare. e però manca la tua voce sensata e profonda in questo sciame inutile di pixel. il solco dentro la traccia di alcuni pensieri che pensavo di fare solo io. se non sento la tua voce, ecco: sono un po’ più sola. vorrà dire che me la vengo a prendere. presto, col primo freschino blando di una serata di inizio settembre: e questa è a metà tra una minaccia e una promessa. zia merla

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